Cass. civ. Sez. I, Sent., 07-07-2015, n. 14050 – SEPARAZIONE DEI CONIUGI

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FORTE Fabrizio – Presidente –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

S.M. elettivamente domiciliata in Roma, via Tuscolana n. 1178, nello studio dell’avv. Nelide Caci; rappresentata e difesa dall’avv. CALCARA MARIA, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.T. elettivamente domiciliata in Roma, via Crescenzio, n. 2, nello studio Seminara & Associati; rappresentato e difeso dall’avv. SANFILIPPO VINCENZO, giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo n. 172, depositata in data 8 febbraio 2012;

sentita la relazione svolta all’udienza pubblica in data 16 gennaio 2015 dal consigliere Dott. Pietro Campanile;

sentito per la ricorrente l’avv. Calcara;

Udite le richieste del Procuratore Generale, in persona del sostituto Dott.ssa Francesca Ceroni, che ha concluso per l’inammissibilità o per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

1 – Con sentenza depositata in data 8 settembre 2010 il Tribunale di Agrigento pronunciava la separazione personale dei coniugi C. T. e S.M., rigettava la domanda di addebito proposta dalla moglie, alla quale attribuiva un assegno mensile di Euro 500. Provvedeva altresì in merito al mantenimento dei figli B. ed E..

1.1 – La Corte di appello di Palermo, con la sentenza indicata in epigrafe, ha accolto l’appello proposto dal C., con il quale era stata contestata la ricorrenza dei presupposti per l’attribuzione di un assegno alla moglie a titolo di contributo che per il proprio mantenimento.

E’ stato osservato, in particolare, che l’elevato tenore di vita mantenuto dalla coppia nel corso della convivenza era da attribuirsi, in maniera paritaria, alle attività rispettivamente svolte dal C. e dalla S., il primo medico ospedaliero con attività intramuraria e la seconda titolare di uno studio di commercialista.

1.2 – La preponderante capacità reddituale attribuita dal Tribunale al C., per aver acquistato un bene immobile contraendo un mutuo di 420.000,00 Euro, non era condivisibile, in quanto era emerso che anche la S. aveva dimostrato significative capacità finanziarie, impiegando la somma di 210.000 Euro per l’acquisto di un appartamento in Milano, intestato alla figlia E..

Nè potevano assumere rilievo le disparità riscontrate dall’esame delle rispettive dichiarazioni dei redditi, dovendosi esprimere, sulla base dei dati relativi all’organizzazione dello studio professionale della S., un giudizio di inattendibilità rispetto a quanto dalla stessa formalmente dichiarato, aggiungendosi, da un lato, che la moglie usufruiva gratuitamente dell’abitazione intestata al figlio B. e che il C., il quale era onerato anche del mantenimento dei figli nati da un precedente matrimonio, aveva subito una diminuzione dei propri redditi, a seguito del pensionamento.

1.3 – Per quanto in questa sede ancora rileva la Corte di appello ha rigettato l’impugnazione proposta in via incidentale dalla S., rimanendo assorbita ogni sua doglianza circa l’entità dell’assegno, in relazione al rigetto della domanda di addebito, per violazione, da parte del coniuge, dei doveri di fedeltà e di coabitazione. In proposito è stato osservato che, sulla base delle deposizioni dei figli della coppia, doveva ritenersi che non risultava provato che, come sostenuto dalla S., una relazione extraconiugale del marito sarebbe iniziata prima della separazione, anche di fatto, dei coniugi, la quale, per altro, sarebbe intervenuta, con la cessazione della convivenza, dopo che si era manifestata l’irreversibile crisi del rapporto coniugale.

1.4 – Per la cassazione di tale decisione la S. propone ricorso affidato a tre motivi, illustrati da memoria, cui il C. resiste con controricorso.

Motivi della decisione

2 – Con il primo motivo, denunciandosi violazione dell’art. 156 c.c., si afferma che la corte territoriale avrebbe disatteso i principi che regolano l’attribuzione di un contributo per il mantenimento del coniuge separato, omettendo di valutare gli elementi probatori dai quali si desumevano elevate capacità finanziarie in capo al C.. Sarebbero state illegittimamente rigettate le richieste istruttorie della S., anche con riferimento agli accertamenti da eseguirsi tramite polizia tributaria. Infine, con motivazione insufficiente e contraddittoria, si sarebbe disposta la revoca dell’assegno con efficacia ex tunc. 2.1 – Con il secondo mezzo si deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: la corte territoriale avrebbe erroneamente valutato la documentazione, per altro non contestata ex adverso, dalla quale si evinceva che la relazione extra-coniugale del coniuge risaliva ad epoca anteriore all’insorgere della crisi coniugale.

2.3 – La terza censura attiene all’omessa motivazione, da parte della corte di appello, in merito all’eccezione di inammissibilità di alcuni atti depositati tardivamente dalla controparte, in violazione del principio del contraddittorio e dell’art. 153 c.p.c..

3- Il primo motivo è in parte inammissibile, ed in parte infondato.

3.1 – Quanto al primo profilo, deve innanzitutto rilevarsi che, tramite la denuncia di vizio motiva-zionale, si propone in realtà una diversa e più favorevole valutazione delle risultanze processuali, non consentita in sede di legittimità, soprattutto quando, come nella specie, il giudice del merito ha reso ampia e articolata giustificazione in merito al proprio convincimento.

Altro aspetto di inammissibilità concerne l’insussistenza, affermata nella sentenza impugnata, del requisito dell’inadeguatezza dei redditi della S., fondata su un giudizio di inattendibilità delle proprie dichiarazioni fiscali: tale aspetto non risulta affatto censurato, essendo il ricorso ad oggetto unicamente la valutazione delle condizioni patrimoniali del C.. Tale prospettazione racchiude un grumo di infondatezza, laddove sembra trascurare del tutto il fondamentale principio secondo cui, a norma dell’art. 156 c.c., https://www.acheterviagrafr24.com/acheter-sildenafil-50-mg-sandoz/ il diritto al mantenimento a seguito di separazione personale sorge, in favore del co-niuge al quale questa non sia addebitabile, ove egli non fruisca di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello che aveva durante il matrimonio (Cass., 10 giugno 2014, n. 13026).

3.2 – Il riferimento, poi, al rigetto di istanze probatorie deve ritenersi inammissibile a causa della propria genericità, non essendosi provveduto a trascriverne il contenuto (se non, tardivamente e in parte, nella memoria), in violazione del principio di autosufficienza del ricorso (Cass., 30 luglio 2010, n. 17915;

Cass., 12 giugno 2006, n. 13556).

3.3 – Alla luce delle superiori considerazioni, i rilievi della ricorrente circa il mancato esercizio dei poteri di accertamento in deroga al principio dell’onere della prova non colgono nel segno, avendo questa Corte affermato che il giudice del merito, ove ritenga “aliunde” raggiunta la prova dell’insussistenza dei presupposti che condizionano il riconoscimento dell’assegno, può direttamente procedere al rigetto della relativa istanza, anche senza aver prima disposto accertamenti d’ufficio attraverso la polizia tributaria (che non possono assumere valenza “esplorativa”: Cass., 28 gennaio 2008, n. 2098), atteso che l’esercizio del potere officioso di disporre, per il detto tramite, indagini sui redditi e sui patrimoni dei coniugi e sul loro effettivo tenore di vita rientra nella sua discrezionalità, non trattandosi di un adempimento imposto dall’istanza di parte, purchè esso sia cor-relabile anche per implicito ad una valutazione di superfluità dell’iniziativa e di sufficienza dei dati istruttori acquisiti (Cass., 6 giugno 2013, n. 14336; Cass., 28 aprile 2006, n. 9861).

3.4 – La questione della decorrenza della revoca dell’assegno già disposto in prime cure è prospettata unicamente con riferimento al vizio motivazionale consistente nella mancata considerazione, a tal fine, della data di pensionamento del C.: non risultano formulate contestazioni nè in merito alla statuizione in sè considerata, nè circa l’obbligo, pure affermato nella decisione impugnata, di restituire quanto eventualmente riscosso (in relazione al quale eventuali censure avrebbero implicato le valutazioni richieste da questa Corte con la decisione del 20 marzo 2009, n. 6864).

Con riferimento al vizio denunciato è agevole constatare che la corte di appello ha rigettato la domanda di assegno per aver escluso – a prescindere dal pensionamento del C., la totale ricorrenza dei suoi presupposti, con particolare riferimento all’insussistenza dell’inadeguatezza dei mezzi della richiedente, adeguatamente motivata e, come sopra rilevato, neppure censurata.

4 – Il tema inerente all’esclusione dell’addebito attiene esclusivamente a valutazioni di merito, insindacabili in questa sede:

per altro la corte territoriale ha affermato, applicando correttamente i principi circa la necessità dell’accertamento di un nesso causale fra la condotta addebitata al coniuge e la crisi coniugale, che quest’ultima si era già manifestata nell’estate del 2006. Sotto tale profilo la deduzione della ricorrente, secondo cui esisterebbe una prova documentale circa la risalenza della relazione del C. con altra donna al mese di novembre del 2006 non intacca il giudizio circa l’assenza del nesso di causalità, trattandosi di evento successivo all’instaurazione della crisi coniugale.

4.1 – Nello stesso ricorso, infine, viene richiamata l’esistenza di una risultanza processuale deponente in tale senso, evidenziandosi il contrasto con altre testimonianze. In proposito giova ribadire che la valutazionedelle prove è rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito e non può la parte, pur denunciando il difetto di motivazione, lamentare in sostanza che il giudice non abbia valutato le prove stesse in modo favorevole al proprio assunto.

5 – La terza censura è inammissibile, trattandosi di questione che risulta proposta per la prima volta in questa sede. Dalla motivazione della decisione impugnata, infatti, non risulta che la abbia avanzato uno specifico motivo di gravame in merito alle acquisizioni che sarebbero avvenute in violazione del principio del contraddittorio, nè il ricorso, limitandosi a denunciare tale aspetto, specifica – in ottemperanza al principio di autosufficienza del ricorso, in quali termini avrebbe introdotto il tema in esame in sede di gravame. Giova richiamare, in proposito il principio costantemente affermato da questa Corte, secondo cui, qualora con https://www.acheterviagrafr24.com/viagra-en-france/ il ricorso per cassazione siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, è onere della parte ricorrente, – al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass., 18 ottobre 2013, n. 23675).

6 – In definitiva, il ricorso va rigettato. Il regolamento delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, segue la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati significativi.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2015

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