Cass. civ. Sez. I, Sent., 07-07-2015, n. 14049 – PROCEDIMENTO CIVILE

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FORTE Fabrizio – Presidente –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.R. elettivamente domiciliata in Roma, via dell’Elettronica, n. 20, nello studio dell’avv. SIVIGLIA GIUSEPPE PIERO, che la rappresenta e difende unitamente all’avv. Milena Pescerelli, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

S.G.M. elettivamente domiciliato in Roma, via Zanardelli, n. 20, nello studio dell’avv. BUONAFEDE ACHILLE, che lo rappresenta e difende unitamente all’avv. Michele Sesta, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna n. 16, depositata in data 2 gennaio 2012;

sentita la relazione svolta all’udienza pubblica in data 16 gennaio 2015 dal consigliere Dott. Pietro Campanile;

sentito per il controricorrente l’avv. Carlo Guglielmo Izzo, munito di delega;

Udite le richieste del Procuratore Generale, in persona del sostituto Dott.ssa Francesca Ceroni, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

1 – Con sentenza depositata in data 22 aprile 2010 il Tribunale di Bologna pronunciava la separazione personale dei coniugi S. G.M. e M.R., con addebito alla moglie, della quale veniva rigettata la domanda di corresponsione di un assegno di mantenimento.

1.1 – La Corte di appello di Bologna, con la sentenza indicata in epigrafe, ha rilevato l’inammissibilità dell’appello proposto dalla M. con atto di citazione notificato in data 3 giugno 2011, e depositato il successivo 10 giugno, osservando che, dovendosi applicare il rito camerale (ed in effetti la corte territoriale aveva disposto la relativa trasformazione), l’appello avrebbe dovuto essere proposto con ricorso. Non poteva, del resto, applicarsi il principio di conservazione degli atti processuali, in quanto a tal fine si richiede che, allorchè l’impugnazione sia proposta con citazione anzichè con ricorso, non rileva la data di notificazione, bensì quella di deposito dell’atto, nella specie intervenuto in un momento successivo alla scadenza del termine previsto dall’art. 327 c.p.c..

1.2 – Per la cassazione di tale decisione la M. propone ricorso, affidato a cinque motivi, cui il S. resiste con controricorso.

Le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

2 – Con il primo motivo, denunciandosi violazione degli artt. 39 e 40 c.p.c., si afferma che la corte territoriale avrebbe disatteso il principio di conservazione degli atti processuali, non considerando, per altro, che l’art. 39 c.p.c., equipara la notificazione della citazione al deposito del ricorso.

2.1 – Con il secondo mezzo si deduce violazione degli artt. 133 e 327 c.p.c.: la Corte felsinea non avrebbe potuto considerare tardiva la proposizione del gravame, in quanto mancava la data di deposito della sentenza di primo grado, che costituisce un requisito di natura formale indispensabile per il decorso del termine lungo per la proposizione dell’impugnazione.

2.2 – Con la terza censura si afferma che ricorrerebbero i presupposti per la rimessione in termini, per essere incorsa in errore scusabile.

2.3 – Con il quarto mezzo si denuncia violazione del diritto di difesa, non essendo stato concesso alla M. il richiesto termine per controdedurre in merito all’eccezione di inammissibilità proposta dalla controparte.

2.4 – Con il quinto motivo, infine, si sostiene che erroneamente sarebbe stato ritenuto applicabile il rito camerale, in luogo di quello ordinario.

3 – Le esposte censure, da trattarsi congiuntamente, in quanto intimamente collegate, sono infondate.

4 – La Corte di appello di Bologna ha correttamente applicato i principi costantemente affermati da questa Corte in relazione alle modalità di proposizione dell’impugnazione delle decisioni in materia di separazione e di divorzio.

4.1 – Secondo un orientamento consolidato, infatti, l’appello avverso le sentenze di separazione e di divorzio deve essere trattato con il rito camerale, il quale si applica all’intero procedimento, dall’atto introduttivo – ricorso, anzichè citazione – alla decisione in camera di consiglio; detto atto introduttivo, con la forma del ricorso, deve essere depositato in cancelleria nel termine perentorio di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c., con la conseguenza che l’appello, che sia proposto con citazione, anzichè con ricorso, può considerarsi tempestivo, in applicazione del principio di conservazione degli atti processuali, solo se il relativo atto risulti depositato nel rispetto di tali termini (Cass., 10 settembre 2014, n. 19002; Cass., 13 ottobre 2011, n. 21161; Cass., 10 agosto 2007, n. 17645; Cass., 26 ottobre 2005, n. 20687).

Il riferimento, poi, all’art. 39 c.p.c., comma 3, non coglie nel segno, in quanto è del tutto evidente che con l’espressione “la prevenzione è determinata dalla notificazione della citazione ovvero dal deposito del ricorso” il legislatore non abbia reso equipollenti le due ipotesi, ma abbia inteso riferirsi alle diverse fattispecie in cui il giudizio si introduce con atto di citazione ovvero con ricorso.

4.2 – Nel caso in esame la corte di appello ha posto in evidenza come, a fronte di una decisione pubblicata in data 22 aprile 2010, il deposito in cancelleria dell’atto di citazione, avvenuto il 10 giugno 2011, non risultava tempestivo rispetto al termine di cui all’art. 327 c.p.c., anche tenendo conto del periodo di sospensione feriale dei termini.

Premesso che l’applicazione del principio di conservazione degli atti processuali, invocato dalla ricorrente, postula pur sempre che, quando l’appello deve essere proposto mediante ricorso, la sanatoria dell’impugnazione introdotta mediante citazione sia configurabile allorchè questa risulti non solo notificata, ma anche depositata in cancelleria nel termine perentorio di legge (Cass., Sez.Un., n. 4876 del 1991; Cass. n. 10251 del 1994; Cass. n. 14100 del 2000; Cass. n. 1396 del 2001; Cass. n. 5150 del 2004; Cass. n. 13422 del 2004; Cass. n. 13660 del 2004; Cass. n. 8947 del 2006; Cass. n. 17645 del 2007;

Cass. n. 9530 del 2010; Cass. n. 21161 del 2011).

4.3 – Si è affermato, infatti, che la conversione, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., di un atto introduttivo non conformato allo specifico modello legale del procedimento che intende introdurre può, infatti, realizzarsi solo se l’atto da convertire sia dotato di tutti i requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo dell’utile introduzione del procedimento secondo lo schema legale prescritto. Ne consegue che – in caso di impugnazione irritualmente proposta con ricorso anzichè con citazione, la conversione si verifica soltanto in caso di tempestiva notificazione dell’improprio atto alla controparte (costituendo la notificazione dell’atto, nei giudizi da introdursi con citazione, il momento cui è collegata l’utile instaurazione del rapporto processuale); viceversa, nel caso di impugnazione irritualmente proposta con citazione anzichè con ricorso, la conversione si verifica soltanto in caso di tempestivo deposito dell’atto nella cancelleria del giudice adito, posto che, nei procedimenti da iniziarsi con ricorso, è proprio quello l’adempimento al quale è subordinato il tempestivo compimento dell’atto (Cass., Sez. un., 10 febbraio 2014, n. 2907).

5 – Neppure può essere utilmente invocato l’errore scusabile, in quanto nella specie l’errore, certamente non giustificato a fronte del consolidato orientamento sopra richiamato, consiste nella individuazione delle modalità di proposizione dell’impugnazione, e non già nella determinazione del dies a quo. Sotto tale profilo, rilevato che la ricorrente conosceva e, comunque, avrebbe dovuto conoscere, la data di pubblicazione, emergente, a tacer d’altro, dalla relativa comunicazione della cancelleria del deposito della decisione di primo grado, deve richiamarsi il costante orientamento secondo cui la mancanza della data della pubblicazione della sentenza non determina alcuna nullità, per altro non specificamente prevista, ove il deposito della stessa sia realmente avvenuto e dello stesso sia stata data comunicazione alle parti ad opera della cancelleria, in maniera tale da consentite alla parte interessata di impugnare tempestivamente la pronuncia a lei sfavorevole (Cass., 9 gennaio 2015, n. 118; Cass., 29 marzo 2006, n. 7243).

6 – Deve infine rilevarsi, quanto alla dedotta violazione del diritto di difesa, che, secondo un orientamento ormai consolidato, la denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme processuali non tutela l’interesse all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione. Ne consegue che è inammissibile l’impugnazione con la quale si lamenti un mero vizio del processo, senza prospettare anche le https://www.cialissansordonnancefr24.com/cialis-en-pharmacie/ ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o altro pregiudizio per la decisione di merito. La questione dedotta, in relazione alla mancata concessione di un termine per controdedurre rispetto a un’eccezione fondata su una circostanza apprezzabile ictu oculi e, comunque, rilevabile d’ufficio, oltre ad impingere contro le esigenze di celerità del rito camerale, non si associa all’indicazione delle ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa (Cass., 19 marzo 2014 n. 6330).

7 – In definitiva, il ricorso va rigettato. Il regolamento delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, dispositivo, segue la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 accessori di legge.

Dispone che in caso di diffusione del provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati significativi.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2015

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