Servizi di media audiovisivi

Internet, sono “programmi” anche i filmati inclusi nei quotidiani online

I filmati di breve durata, costituiti da brevi sequenze estratte da notizie locali, sportive o di intrattenimento, messi a disposizione in un sottodominio dei siti Internet dei quotidiani online, rientrano nella nozione comunitaria di “programma” dettata dalla direttiva sui servizi di media audiovisivi. Lo ha affermato la Corte di Giustizia, con la sentenza New Media Online, con la quale ha precisato che, invece, per poter valutare l’obiettivo principale di tale servizio di messa a disposizione di filmati occorrerà esaminare se il servizio abbia un contenuto e una funzione autonomi rispetto a quelli dell’attività giornalistica del gestore del sito Internet, e non sia al contrario solo un complemento inscindibile da tale attività (in particolare, per i legami che l’offerta audiovisiva presenta con l’offerta testuale): è questa una valutazione che i giudici comunitari rimettono al giudice nazionale.

di Claudio Bovino – Avvocato in Milano

Il fatto

La caso della New Media Online GmbH è sorto allorquando tale società, con sede a Innsbruck (Austria) ha contestato la decisione dell’autorità austriaca delle comunicazioni (Bundeskommunikationssenat) di voler qualificare una parte dei servizi proposti dalla ricorrente come “servizio di media audiovisivo a richiesta”, soggetto all’obbligo di notifica previsto dalla normativa pertinente, nazionale e comunitaria.

In concreto, la New Media Online gestisce il quotidiano online “Tiroler Tageszeitung online”, sul cui sito Internet (http://www.tt.com), contenente principalmente articoli di stampa scritta, campeggiava un link a un sottodominio che rimandava ad una pagina nella quale era possibile accedere a più di 300 filmati. I filmati di diversa durata e aventi vari argomenti solo in parte erano collegati con gli articoli che apparivano sul sito Internet del quotidiano Tiroler Tageszeitung. Secondo l’interpretazione dell’Autorithy austriaca, contestata dalla New Media Online, il sottodominio video rientrerebbe nell’ambito di applicazione della legge nazionale sui servizi di media audiovisivi (Audiovisuelle Mediendienste-Gesetz, AMD-G).

La Corte amministrativa innanzi alla quale la causa è pendente ha deciso di sospendere il procedimento chiedendo, per l’appunto, alla Corte di Giustizia se tale “messa a disposizione” sia comparabile alla “radiodiffusione televisiva”: più precisamente, la nozione di “programma”, ai sensi dell’art. 1, par. 1, lett. b), Dir. n. 2010/13 comprende la messa a disposizione, in un sottodominio del sito Internet di un quotidiano, di filmati di breve durata consistenti in brevi sequenze estratte da notizie locali, sportive o di intrattenimento?

Secondo quanto osservato dall’AG Maciej Szpunar, si tratta di una questione alquanto complessa, dato che non apparirebbe adeguata la definizione data dal diritto Ue di un servizio di media audiovisivo nel contesto di internet, per la varietà e la quantità praticamente infinita delle informazioni disponibili: ad ogni modo, a suo parere, né la pagina Internet di un quotidiano contenente materiale audiovisivo, né una sezione di tale pagina Internet, costituirebbero un servizio di media audiovisivo ai sensi della direttiva 2010/13. Opinione che, però, i giudici comunitari non hanno accolto, come si vedrà tra poco.

La decisione della Corte

La Corte di Giustizia, con la sentenza New Media Online del 21 ottobre 2015 fornisce al giudice austriaco una risposta articolata, al fine di consentirgli di risolvere il procedimento principale.

Nozione di programma: vi rientrano i brevi filmati inseriti nei quotidiani online?

Si parte con la nozione di “programma” (art. 1, par. 1, lett. b), che -come ricordato dai giudici comunitari- riguarda “una serie di immagini animate, (…) che costituiscono un singolo elemento nell’ambito di un palinsesto o di un catalogo stabilito da un fornitore di servizi di media la cui forma e il cui contenuto sono comparabili alla forma e al contenuto della radiodiffusione televisiva”.

Pertanto, per verificare se i filmati del sito della New Media Online ricadano in tale nozione è necessario poter “comparare” tali sequenze video con la forma e il contenuto della radiodiffusione televisiva: infatti, l’art. . 1, par. 1, lett. b), Dir. n. 2010/13 non richiede la “comparabilità” di una raccolta completa di filmati di breve durata con un palinsesto o un catalogo completo stabilito da un’emittente televisiva.

Dall’esame testuale della definizione, i giudici di Lussemburgo fanno discendere che:

– la circostanza che i filmati di cui si tratta siano di breve durata non esclude la loro qualificazione come “programma” (la nozione non prescrive requisiti di durata della serie di immagini in questione);

– la modalità di selezione dei filmati brevi non si differenzia da quella proposta nell’ambito dei servizi di media audiovisivi a richiesta, servizi che ricadono nell’ambito di applicazione della Dir. n. 2010/13/UE (in tutti e due i casi, i filmati si rivolgono a un pubblico di massa e l’utente di internet accede a quello che lo interessa al momento scelto e su sua richiesta sulla base di un catalogo predisposto dal gestore del quotidiano online, che consente sia la ricerca per rubrica sia la ricerca dei filmati più visionati o più attuali).

Secondo la Corte di Giustizia, poi, questa tipologia di filmati brevi accessibili nel sottodominio video risulta in concorrenza con i servizi di informazione offerti dalle emittenti regionali.

Alla stregua di tutto ciò, anche i filmati di breve durata consistenti in brevi sequenze estratte da notizie locali, sportive o di intrattenimento, messi a disposizione, in un sottodominio del sito Internet di un quotidiano, devono essere considerati quali rientranti nella nozione di “programma”.

Servizio di messa a disposizione di brevi filmati nei quotidiani digitali: come si determina l’obiettivo principale?

Con la sua seconda questione, il giudice nazionale ha chiesto ai giudici comunitari quali siano i criteri per definire l’obiettivo principale -ex art. 1, par. 1, lett. a), i), Dir. n. 2010/13- di un servizio di messa a disposizione di filmati offerto nell’ambito della versione elettronica di un quotidiano.

Orbene, in linea di principio, dalla Dir. n. 2010/13/UE risulta che un quotidiano online, malgrado gli elementi audiovisivi che contiene, non deve essere considerato come un servizio audiovisivo se tali elementi audiovisivi sono “meramente incidentali” e servono solo a integrare l’offerta degli articoli di stampa scritta: proprio per tale motivo, infatti, le autorità austriache non hanno qualificato il sito Internet della New Media Online, nel suo complesso, come un servizio di media audiovisivo.

In concreto, però, la Corte di Giustizia rimette la verifica al giudice nazionale.

Secondo i giudici di Lussemburgo, infatti, dal considerando 28 della Dir. n. 2010/13/UE non può ricavarsi una esclusione sistematica di un servizio audiovisivo dall’ambito di applicazione della Dir. n. 2010/13/UE per il solo fatto che il gestore del sito Internet nel quale tale servizio si inserisce è la società editrice di un quotidiano online.

In altre parole: se nell’ambito di un unico sito Internet c’è una sezione video che soddisfi i requisiti per essere qualificata come “servizio di media audiovisivo a richiesta”, tale sezione non perderà questa caratteristica solo perché è accessibile dal sito Internet di un quotidiano o perché è proposta nell’ambito di questo sito.

É necessaria una valutazione “caso per caso” dell’obiettivo principale del servizio, altrimenti si finirebbe per non considerare adeguatamente la varietà delle situazioni contemplabili, consentendo a operatori “furbi” che offrono effettivamente “servizi di media audiovisivi” la possibilità di ricorrere a un portale d’informazione multimediale per sottrarsi alla normativa loro applicabile in tale ambito.

Ulteriormente, non si può subordinare la qualificazione dell’obiettivo principale di un sito Internet alla questione se il sito Internet interessato, considerato nel suo complesso, ricada nell’attività principale di un’impresa o in un’attività che, per quest’ultima, svolge un ruolo meramente accessorio: bisogna in questo caso rifuggire da un “approccio di tipo personale”, basato sulla qualità dell’operatore, perchè la tutela riconosciuta ai consumatori non può dipendere dal fatto che un medesimo contenuto televisivo venga offerto da un’impresa per la quale tale contenuto riveste soltanto un ruolo secondario, oppure da un’impresa per la quale detto contenuto rappresenta la totalità della sua offerta.

In proposito i giudici comunitari rammentano che una delle finalità principali della Dir. n. 2010/13/UE (considerando 10) consiste nel raggiungere condizioni di concorrenza omogenee nel mercato dei servizi di media audiovisivi: pertanto, la qualificazione dell’«obiettivo principale» di un sito Internet non può essere subordinata alla questione se il sito Internet interessato, considerato nel suo complesso, rientri nell’attività principale di un’impresa o in un’attività che, per quest’ultima, svolge un ruolo meramente accessorio.

Secondo la Corte di Giustizia, quindi, deve essere privilegiato un “approccio sostanziale” consistente nell’esaminare se il servizio in questione abbia -in quanto tale e indipendentemente dal contesto nel quale viene proposto-, come obiettivo principale di fornire un programma al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico.

Nel contesto di tale analisi, precisa la Corte di Giustizia, non può essere determinante il fatto che l’offerta audiovisiva in questione venga presentata nel dominio principale del sito Internet interessato oppure in un sottodominio di quest’ultimo, e ciò a pena di aprire la strada all’elusione delle norme dellaDir. n. 2010/13/UE per mezzo di un’architettura del sito Internet creata a tale fine.

Le indicazioni della Corte Ue per la valutazione dell’obiettivo principale rimessa al giudice nazionale

Sarà comunque la Corte amministrativa austriaca a dover valutare se il servizio in parola ha come suo obiettivo principale la messa a disposizione di un programma nell’intento di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico.

Pertanto, se il giudice nazionale:

– accerterà che il servizio proposto nel sottodominio video ha un contenuto e una funzione autonomi rispetto a quelli degli articoli di stampa scritta dell’editore del quotidiano online, allora, il servizio ricadrà nell’ambito applicativo della Dir. n. 2010/13/UE (è questa l’ipotesi che sembra prediligere la Corte di Giustizia);

– al contrario, accerterà che il servizio è un “elemento accessorio inscindibile dall’attività giornalistica di tale editore” (in particolare per i legami che l’offerta audiovisiva presenta con l’offerta testuale), allora il servizio non rientrerà nell’ambito di applicazione della Dir. n. 2010/13/UE.

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Sez. II, 21 ottobre 2015, n. C-347/14

I commenti sono chiusi